Rubriche

9.1.2018, 12:402018-01-09 12:40:42
@laRegione

Facebook offre la musica Sony ai suoi utenti

Facebook sfida sempre di più YouTube e Spotify sulla musica. Dopo l’accordo con Universal, il social network da due miliardi di utenti stringe un accordo con Sony Music....

Facebook sfida sempre di più YouTube e Spotify sulla musica. Dopo l’accordo con Universal, il social network da due miliardi di utenti stringe un accordo con Sony Music. Permetterà agli oltre due miliardi di utenti della piattaforma di usare legalmente la musica del catalogo Sony/ATV Music Publishing nei loro video.

L’accordo include, oltre a Facebook, anche Instagram e Oculus, altri pezzi della galassia Zuckerberg.

L’accordo è pluriennale e non sono stati resi noti i dettagli economici. È il secondo accordo del genere a distanza di pochi giorni. Il primo è stato siglato con Universal Music lo scorso 22 dicembre, con analoghe modalità di utilizzo da parte degli utenti. Due colpi importanti che la compagnia di Menlo Park assesta a YouTube, ma anche a Spotify e Apple Music. Per ora Facebook non lancia un servizio di musica in streaming ma questo accordo potrebbe essere apripista per novità future. A questo punto, è lecito aspettarsi a breve un annuncio analogo per Warner Music.

Il social network conferma così anche la sua strategia di voler valorizzare i video online, con l’obiettivo di spingere gli utenti a guardare e condividere sempre più filmati e di attrarre investitori pubblicitari.

(Ats)

 

8.1.2018, 17:242018-01-08 17:24:44
@laRegione

Bacchettata madre che sovraesponeva il figlio sui 'social'

Senza il consenso del figlio minorenne vanno rimossi dai social network foto, "informazioni e ogni dato relativo" pubblicati dai genitori e che producono...

Senza il consenso del figlio minorenne vanno rimossi dai social network foto, "informazioni e ogni dato relativo" pubblicati dai genitori e che producono il "turbamento" del giovane. In caso di mancata cancellazione, il padre e la madre del minore vanno, tra l'altro, incontro ad una sanzione pecuniaria.

E' quanto stabilito dalla I sezione del Tribunale civile di Roma che ha accolto la richiesta avanzata dal tutore di un 16enne. Della vicenda dà notizia il "Sole 24 Ore".

I giudici hanno imposto alla madre il divieto di diffondere su internet "notizie, dati, immagini e video" del minorenne. La decisione del tribunale capitolino riguarda una vicenda in cui esiste da tempo un conflitto tra il figlio e la madre, già alle prese con la separazione dal coniuge e conseguente pratica di divorzio in corso.

Una situazione che ha spinto il minore, è spiegato nella sentenza di 9 pagine depositata il 23 dicembre scorso, a proseguire gli studi all'estero, in un college negli Stati Uniti, al fine di "stare lontano dall'attuale contesto sociale, nel quale tutti i compagni sarebbero a conoscenza delle sue vicende personali, rese note dalla madre con uso costante e sistematico dei social network".

Nella sentenza i giudici scrivono che "la massiccia presenza mediatica (sui social network ndr) della vicenda del minore giustifica il turbamento dello stesso e la resistenza a proseguire gli studi in un contesto nel quale particolari della propria vita personale, sono ampiamente noti".

Nel provvedimento, inoltre, viene citata la relazione del 9 novembre del 2017, redatta dallo psicoterapeuta che sta seguendo il giovane, secondo cui la "posizione del giovane non è mutata rispetto alla madre che continuerebbe a riportare i particolari della storia familiare su social network (paragonando il figlio, secondo quanto dallo stesso riferito, al ragazzo che ha ucciso la fidanzata e riferendosi allo stesso come "ad un malato mentale"), lamentando l'ampia diffusione di tali notizie tra i coetanei". (Ansa)

8.1.2018, 16:312018-01-08 16:31:57
@laRegione

Esce di strada e finisce nel bagno di una casa

Un automobilista svizzero di 28 anni che avrebbe consumato droghe è uscito di strada questa mattina a Neuenkirch (LU): finito contro una casa unifamigliare ha sfondato...

Un automobilista svizzero di 28 anni che avrebbe consumato droghe è uscito di strada questa mattina a Neuenkirch (LU): finito contro una casa unifamigliare ha sfondato il muro e attraversato il bagno dell’abitazione rimanendo leggermente ferito. Al momento dell’incidente, avvenuto poco prima delle 10, nessuno si trovava in casa, ha comunicato il ministero pubblico lucernese.

8.1.2018, 15:382018-01-08 15:38:07
@laRegione

Un bicchiere di vino per una donna incinta su dieci

Non tutte le donne rinunciano all’alcol durante la gravidanza. In un sondaggio realizzato all’Università di Zurigo, una donna incinta su dieci ha dichiarato di...

Non tutte le donne rinunciano all’alcol durante la gravidanza. In un sondaggio realizzato all’Università di Zurigo, una donna incinta su dieci ha dichiarato di aver consumato del vino negli ultimi sette giorni.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sullo "Swiss Medical Weekly". È emerso che il 18% delle donne incinte (contro il 15% fra quelle non incinte) consumano alcol meno di una volta alla settimana. Il 17% delle donne in gravidanza ha dichiarato di bere alcol da una a tre volte in un mese (contro il 27% fra le donne non incinte). Il tasso di astinenza raggiungerebbe inoltre il 44% fra le donne in gravidanza, per scendere al 19% nell’altra categoria.

Questi dati sembrano far pensare che un bicchierino o due di vino non rappresentino nessun rischio per i nascituri, scrivono gli autori dello studio. Si tratta però di una falsa sicurezza, perché non esiste una "quantità sicura" di alcol. Lo stesso discorso vale per il tabacco. (Ats)

5.1.2018, 15:502018-01-05 15:50:38
@laRegione

Fa così freddo che congelano le iguane sugli alberi

Con le temperature insolitamente fredde registrate in questi giorni in Florida, le iguane si congelano e piovono letteralmente dagli alberi. Secondo il National...

Con le temperature insolitamente fredde registrate in questi giorni in Florida, le iguane si congelano e piovono letteralmente dagli alberi. Secondo il National Weather Service, in alcune zone nel sud dello Stato la colonnina di mercurio è scesa a poco sopra lo zero e nei sobborghi di Miami i cittadini hanno riferito di tantissime iguane trovate a terra come paralizzate dal gelo. Secondo gli esperti gli animali, originari dell’America centrale e del sud, si congelano quando le temperature scendono sotto i 10 gradi centigradi. Tuttavia, le iguane possono rimanere in vita se il freddo non dura a lungo, altrimenti muoiono, in particolare le più piccole. E non sono gli unici animali storditi dal freddo: anche le tartarughe marine si irrigidiscono quando le temperature calano. I biologi, riporta il New York Post, stanno recuperando gli esemplari che galleggiano sull’acqua o vicino alla riva.

5.1.2018, 14:552018-01-05 14:55:00
Luca Berti @laRegione

Computer a rischio, quel che c'è da sapere sulla falla del secolo

È corretto dire che quello scoperto nei mesi scorsi (ed emerso ieri) è il buco di sicurezza più grave nella storia dell'informatica? (Vedi anche...

È corretto dire che quello scoperto nei mesi scorsi (ed emerso ieri) è il buco di sicurezza più grave nella storia dell'informatica? (Vedi anche articolo precedente)

Sì, per tre principali fattori:

  1. I dispositivi sono tantissimi, ovvero tutti i sistemi informatici (pc, mac e telefonini) che avete utilizzato negli ultimi vent'anni
  2. Il difetto sta nel design stesso del processore. Il che è un bel problema in primis perché si tratta del microchip fondamentale in ogni stuttura informatica e poi perché l'unico modo per correggerlo davvero é riprogettare i processori e sostituirli tutti. Siccome farlo è impensabile, ciò significa che il computer che avete acquistato il mese scorso (o quello che acquisterete nei prossimi mesi) ve lo tenete con il buco.
  3. Tutti i metodi per mitigare il problema che non prevedono il ridisegno e  la sostituzione del processore (ce ne sono, vedi sotto) non saranno mai sicuri al 100% e avranno qualche impatto negativo sulla velocità del computer.

Quali sono i dispositivi a rischio?

Virtualmente tutti i computer prodotti negli ultimi due decenni. Ad essere toccati sono infatti i processori Intel (montati su Pc e – dal 2006 – Mac), Amd (processori 'alternativi' per Pc) e Arm (telefoni e tablet Android). Interpretando quanto scritto da Apple in una recente presa di posizione, sembra che ad esserne affetti siano pure iPhone e iPad. Non l'Apple Watch.

Tutti i dati sono quindi a rischio?

In teoria sì. Va però considerato che non si conoscono attualmente codici malevoli che sappiano sfruttarlo. Inoltre gli sviluppatori di sistemi operativi (Windows, MacOS, iOS, Android, Linux) stanno mettendo le toppe ai buchi lasciati aperti dai produttori di Cpu, i quali sono pur intervenuti (vedi prossima domanda).

Come ci si protegge?

Aggiornando il sistema operativo e aggiornando i browser di navigazione in internet. Vedi sotto.

Quali sistemi sono già aggiornati?

  • Intel afferma di essere a buon punto con l'aggiornamento dei software che regolano il processore (firmware) e conta di aver "reso immuni dalle due falle" il 90% dei processori prodotti negli ultimi cinque anni entro fine di settimana prossima (il 123 di gennaio).
  • Windows: Microsoft ha rilasciato un primo aggiornamento di Windows 10 nei giorni scorsi (KB4056892) che dovrebbe installarsi automaticamente. Il 9 gennaio arriverà tramite Windows Update anche la pezza per i sistemi operativi fino a Windows 7.
  • MacOs, iOS e Apple Tv mitigano il problema con le versioni 10.13.2 (MacOS), 11.2 (iOS) e tvOS 11.2. Patch sono pure disponibili per versioni precedenti di MacOS. 
  • Linux affronta il problema con il kernel 4.15.
  • Google ha annunciato aggiornamenti per Android in arrivo oggi sui propri telefonini Pixel e Nexus. Il codice dovrà essere poi ripreso dai produttori di altre marche (come Samsung, Htc, Huawei, Lg e Motorola) e integrato nel proprio sistema. Il tempo che ci vorrà dipenderà dalla velocità (o lentezza) delle singole marche. ChromeOs integra già una prima pezza a partire dalla versione 63 rilasciata il 15 dicembre 2017. 
  • I principali browser sono stati o saranno aggiornati a breve.

È vero che il mio computer rallenterà?

È possibile, dato il lavoro maggiore richiesto dalle soluzioni software che dovrebbero mitigare il problema. Esperti stimano una perdita di velocità tra il 5 e il 30% per i dispositivi Intel. Non ci sono per ora prove sul campo. La società che produce i microchip sostiene invece che la perdita di potenza non sarà notata dai normali utenti e che le 'performance' andranno comunque migliorando con il passare del tempo.

È possibile che due vulnerabilità del genere possano sfuggire?

I processori moderni sono un gioiello della tecnica. Tuttavia sono sistemi altamente complessi ed è quindi possibile che nel progettarli possano sfuggire piccoli errori di logica che, se sfruttati, causano poi problemi giganteschi. Va detto che la complessità di una Cpu – oltre a complicare la vita a chi la crea – rende difficile scovare i buchi lasciati dai progettisti. Per questo bachi possono passare inosservati per anni. Anche per decenni.

Come funzionano i due buchi di sicurezza?

Attenzione, qui la cosa di fa un po' tecnica. Diciamo prima di tutto che i due bachi non sono identici e non sfruttano gli stessi meccanismi. Giungono però allo stesso risultato: permettono l'accesso a informazioni teoricamente segrete. Il tratto comune è dato dal fatto che sfruttano errori di design di due  meccanismi pensati dai produttori di chip per velocizzare ancora di più l'esecuzioni delle operazioni all'interno del cervello del computer, ovvero l'esecuzioni di istruzioni furio dall'ordine prestabilito e il tentativo del processore di "portarsi avanti" col lavoro.

Per capire come si possibile garantire la sicurezza, l'architettura dei microprocessori si basa fondamentalmente sulla separazione della memora. In particolare gli spazi dove vengono registrate le informazioni del sistema operativo (kernel) sono resi inaccessibili agli utenti. Ciò nonostante, sfruttando un meccanismo presente nei moderni microprocessori, i malintenzionati possono leggere (senza diritto) spazi dedicati al kernel, avendo così accesso anche a password e dati personali.

Il cavallo di troia di "Meltdown" in questo caso si chiama 'Out-of-order execution', ovvero l'abilità delle Cpu prodotte negli ultimi decenni, di eseguire le istruzioni non nell'ordine in cui sono state inoltrate, ma secondo la disponibilità dei dati. In questo modo è possibile guadagnare tempo, evitando che il processore rimanga in attesa mentre i dati necessari per il completamento di un'istruzione vengono reperiti. Ciò dà però anche la possibilità di far eseguire un'istruzione per scaricare e salvare il contenuto di una cella di memoria teoricamente inaccessibile nel breve tempo che intercorre tra la richiesta di accesso ai dati e la risposta di accesso negato da parte della Cpu.

La soluzione più veloce a questo problema è quella di utilizzare il "Page Table Isolation", un metodo per rendere gli indirizzi di memoria assegnati al kernel "invisibili" e separati ai normali processi utente. In questo modo, tuttavia, il processore è costretto agli "straordinari" per passare in continuazione tra i due tipi di memoria, con una possibile diminuzione delle prestazioni complessive del sistema.

"Spectre" sfrutta invece  la cosiddetta "esecuzione speculativa", una funzionalità con cui i processori, per velocizzare le operazioni, cercano di intuire quale risultato di un'operazione in corso è più probabile. Il processore eseguire quindi le successive operazioni come se il risultato precedente fosse già noto. Qualora la speculazione risulti corretta, la Cpu avrebbe quindi guadagnato tempo, portandosi avanti col lavoro. In questo contesto è possibile ingannare il meccanismo predittivo della Cpu in modo da farle eseguire calcoli anticipati che non occorrerebbero durante l'esecuzione corretta di un programma, ma che nel frattempo permetterebbero di scaricare i contenuti segreti della memoria del processore.

L'ironia sta nel fatto che tanto più un software è stato progettato seguendo le linee guida di sicurezza dei produttori di Cpu, tanto più l'applicazione finale è soggetta a rischi. Ciò significa che il sistema operativo, ora come ora, non può più dare per scontato il fatto che la memoria a lui riservata è inaccessibile grazie al design del microprocessore. Deve quindi assumersi lui stesso l'onere di tenere al sicuro i dati. Ciò richiede tuttavia un quantitativo maggiore di operazioni e, quindi, più tempo.

5.1.2018, 13:532018-01-05 13:53:25
@laRegione

Immense opere d'arte fatte di ghiaccio: guarda le foto del Festival

Il Festival internazionale del ghiaccio di Harbin, nel gelido nordest cinese, stupisce anche quest’anno nella sua 34esima edizione, tra le...

Il Festival internazionale del ghiaccio di Harbin, nel gelido nordest cinese, stupisce anche quest’anno nella sua 34esima edizione, tra le sculture colorate a riprodurre la Piazza Rossa di Mosca o il Tempio del Buddha di smeraldo di Bangkok. La più grande iniziativa al mondo del suo genere ha preso il via già in settimana con il picco di visitatori atteso durante la festività del Capodanno cinese, celebrato quest’anno dal 15 al 23 febbraio, e malgrado le temperature stabilmente sotto lo zero, fino a toccare i -20 gradi centigradi.

Nell’edizione 2017 si sono avuti 18 milioni di visitatori capaci di generare 4,4 miliardi di dollari di ricavi, secondo i dati dell’ufficio del turismo della città. Un parco dedicato alle opere in ghiaccio, Harbin Ice-Snow World, include oltre 2.000 sculture ricavate dalla lavorazione di 180.000 metri cubi di ghiaccio recuperato da oltre 1.000 addetti dal vicino fiume Songhua. Suggestivo lo spettacolo notturno, alimentato da luci colorate e ricostruire atmosfere uniche. Il ricco programma che si sviluppa in quasi tre mesi include i concorsi su sculture, nuoto invernale, hockey su ghiaccio, sci e bici su neve.

5.1.2018, 10:272018-01-05 10:27:59
Elisabeth Ally

L’energia al lavoro

Nella pagina di oggi abbiamo incontrato Viktorija e Simone, due giovani pieni di energia e passione per la loro professione. Entrambi infatti stanno effettuando un tirocinio nel settore dell’...

Nella pagina di oggi abbiamo incontrato Viktorija e Simone, due giovani pieni di energia e passione per la loro professione. Entrambi infatti stanno effettuando un tirocinio nel settore dell’elettricità e con molto brio ci descrivono il loro quotidiano lavorativo. Un universo stimolante e anche imprevedibile, variato e pieno di interazioni e scambi tra colleghi e clienti. Il tempo in loro compagnia l’abbiamo trascorso con la gioia di stare con dei ragazzi felici. Il loro segreto è semplice: aver trovato un ambiente lavorativo e una professione che permette loro di ricaricarsi le batterie in tutti i sensi e a questo proposito i racconti di Viktorija e di Simone si assomigliano quando parlando del posto di lavoro viene schizzata una sorta di seconda famiglia dove crescere e formarsi!
Auguri per un anno 2018 pieno d’energia e salute!

5.1.2018, 09:302018-01-05 09:30:52
Susanna Petrone

Tanta vita sull’Himalaya

Benvenuti sull’Himalaya, la patria dei leopardi delle nevi! L’Himalaya è un territorio immenso che si estende tra diversi Paesi dell’Asia. Qui si trovano le montagne più alte del mondo e per...

Benvenuti sull’Himalaya, la patria dei leopardi delle nevi! L’Himalaya è un territorio immenso che si estende tra diversi Paesi dell’Asia. Qui si trovano le montagne più alte del mondo e per questo viene chiamato anche il “Tetto del mondo”. Attorno alle cime ricoperte di neve ci sono ghiacciai e fiumi lunghi chilometri, vasti prati e boschi sconfinati. L’Himalaya, con i suoi diversi habitat che offrono rifugio a così tante specie, è uno dei pochi luoghi al mondo ad avere una fauna tanto variegata. Sull’Himalaya si trovano quasi 2mila differenti specie animali e i ricercatori non smettono di trovarne di nuove. L’Himalaya ospita dunque una grande biodiversità e per questo è particolarmente protetto dal WWF. Ci sono animali che vivono unicamente in questa regione: leopardi delle nevi, rane volanti, tigri, panda rossi, takin e molti altri. Queste specie di animali e le tantissime varietà di vegetali dividono il proprio habitat con milioni di persone in India, Pakistan, Nepal, Bhutan e Cina.

Il fantasma delle montagne

Sei già stato in cima ad una montagna molto alta? Quanto era alta? 2’000, 3’000 o 4’000 metri? Per il leopardo delle nevi non sarebbe niente di straordinario! Nonostante il freddo glaciale, questo felino può vivere anche a 5mila metri! È l’unico felino che riesca a sopravvivere a queste altitudini, poiché si è perfettamente adattato alla vita sull’Himalaya.

E pur vivendo in un luogo così isolato, sta scomparendo: il numero di esemplari è crollato di oltre il 20% in meno di 20 anni. Oggi si stimano tra i 4’080 e i 6’590 esemplari in libertà, ma la popolazione effettiva riproduttiva non supera i 2’500 esemplari! Questo magnifico animale potrebbe scomparire per sempre.

Ma chi è?

Scoperto solo all’inizio del secolo scorso, il leopardo delle nevi o “fantasma delle montagne” – come viene chiamato per via della sua pelliccia – vive tra le alte montagne dell’Asia centrale, generalmente tra i 3mila ed i 5mila metri di altitudine, in un ambiente secco, roccioso e ricco di arbusti e praterie. Caccia soprattutto di notte o all’alba e le sue prede abituali sono le pecore selvatiche o le capre, fra cui la pecora blu e argali. Tuttavia, vivendo in un terreno di montagna le prede sono scarse e il leopardo si ciba anche di cervi, giovani yak, asini selvatici e bestiame allo stato brado: è in grado di catturare prede tre volte più pesanti.

Le minacce

Questo felino rischia l’estinzione: sono diversi i motivi che spingono l’uomo a cacciarlo, fra cui venderne la pelliccia e le ossa o farsi vendetta quando un leopardo uccide le capre del pastore.

Ma il problema più grave è la perdita degli habitat. Tutti questi fattori hanno portato alla scomparsa di più di un quinto dei leopardi delle nevi negli ultimi 20 anni. A questo, oggi bisogna aggiungere anche il cambiamento climatico, che sta fortemente minacciando il futuro delle montagne dell’Himalaya.

L’impegno del WWF

Il WWF lavora da anni per la conservazione del leopardo delle nevi attraverso studi scientifici, sviluppo di progetti sostenibili per le comunità e combattendo duramente il bracconaggio.

Il TRAFFIC, il network internazionale che si occupa del monitoraggio della flora e della fauna selvatica, il WWF e l’International Snow Leopard Trust stanno lavorando per ottenere subito un miglioramento nei controlli e negli sforzi di gestione della specie e per arginare nel più breve tempo possibile le principali cause di minaccia di questo splendido felino. Gli sforzi sono rivolti anche nei confronti degli abitanti della zona per diminuire i conflitti che si sono venuti a creare.

5.1.2018, 07:462018-01-05 07:46:02
@laRegione

Riparare gli errori di Facebook: anche Zuckerberg ha dei propositi per l'anno nuovo

Mea culpa di Mark Zuckerberg, che nei suoi buoni propositi di inizio anno si ripromette di riparare ai "troppi errori" di...

Mea culpa di Mark Zuckerberg, che nei suoi buoni propositi di inizio anno si ripromette di riparare ai "troppi errori" di Facebook in relazione al rispetto delle sue politiche e alla prevenzione del cattivo uso dei suoi strumenti. "Il mondo si sente inquieto e diviso e Facebook ha molto lavoro da fare, sia che si tratti di proteggerci dagli abusi e dall’odio, sia che si tratti di difenderci dalle ingerenze di certi Paesi o essere sicuri che il tempo trascorso su Facebook sia tempo ben speso", scrive in un post il co-fondatore e amministratore delegato del primo social media al mondo, con oltre due miliardi di utenti.

Oggi, aggiunge, "molte persone non credono più nell’idea" che la tecnologia possa mettere un po’ di potere nelle loro mani. Al contrario, prosegue, "con lo sviluppo di un pugno di grosse imprese tecnologiche, e con governi che usano la tecnologia per sorvegliare i loro cittadini, molte persone credono ormai che la tecnologia non faccia che concentrare il potere" nelle mani di qualcuno, anziché decentralizzarlo verso i cittadini. Lo scorso anno la rete sociale si è vista accusare in particolare di non lottare abbastanza efficacemente contro i contenuti problematici, come gli appelli all’odio, l’apologia del terrorismo o le fake news. O contro gli usi politico-propagandistici da parte della Russia.

Fb ha ammesso anche che la sua piattaforma può avere effetti psicologici negativi su chi ne abusa passivamente. "La mia sfida personale per il 2018 è di concentrarmi sulla soluzione di queste questioni importanti. Non riusciremo ad evitare tutti gli errori e gli abusi ma attualmente facciamo troppi errori nell’attuazione delle nostre politiche e nella prevenzione del cattivo uso dei nostri strumenti". Propositi ben diversi da quelli degli anni precedenti, quando si era ripromesso di imparare il mandarino, leggere due libri al mese e viaggiare negli stati Usa che non aveva mai visitato.

4.1.2018, 21:412018-01-04 21:41:00
Luca Berti @laRegione

Computer a rischio da 20 anni, la falla è nel cuore del pc (e la soluzione non vi piacerà)

Se avete un computer, avete un grosso problema di sicurezza. E c'è poco che possiate fare. Questo perché...

Se avete un computer, avete un grosso problema di sicurezza. E c'è poco che possiate fare. Questo perché le due gravi falle scoperte di recente si annidano nella struttura stessa dei processori (Cpu) prodotti negli ultimi decenni dalle principali aziende:  Intel, Amd, Arm. Quindi sono a rischio Pc, Mac, smartphone e tablet Android nonché i ChromeBook. In pratica, a quanto si sta finora, tutto tranne iPhone, iPad e qualche server. (Aggiornamento: Apple ha confermato che pure iPhone e iPad erano affetti dal problema. Non l'Apple Watch)

Le vulnerabilità sono parte integrante dei chip e l'unico modo per risolvere il problema sarebbe quello di riprogettarli tutti e sostituirli in ogni computer del pianeta. Un compito impossibile, per cui la soluzione dovrà giungere da più attori contemporaneamente: mentre Intel e gli altri produttori di microprocessori devono aggiornare il software che gestisce i chip (e poi riprogettare le architetture in modo da evitare che i futuri microprocessori siano affetti dallo stesso problema), i creatori dei sistemi operativi (Windows, Mac, Android e Linux in particolare) sono costretti ad apportare modifiche sostanziali al cuore dei loro prodotti per impedire ai malintenzionati di poter sfruttare le vulnerabilità.

Siccome questi cambiamenti non sfrutteranno l'architettura naturale del processore, i calcoli necessari a eseguire le operazioni saranno maggiori. Conseguenza? Gli esperti stimano, per i microchip Intel (alla base di Pc e Mac), un rallentamento tra il 5 e il 30%. "Per i normali utenti di computer l’impatto sulle performance non dovrebbe essere significativo e sarà mitigato nel corso del tempo", assicura la multinazionale. Diverso potrebbe essere il caso per le grandi architetture server, dove anche un rallentamento del 5% potrebbe essere problematico.

Cosa fare per proteggersi

In breve:

  • Aggiornare il sistema operativo (cambiarlo se è troppo vecchio, come Windows Xp, Windows Vista o MacOS 10.12 o versioni precedenti).
  • Aggiornare tutti i browser (programmi con cui si naviga su internet) presenti sul computer.
  • Aggiornare i sistemi antivirus (alcuni potrebbero non funzionare correttamente con i cambiamenti introdotti nei sistemi operativi)

Come detto c'è poco da fare da parte degli utenti finali per proteggersi al meglio. La prima cosa è stare tranquilli: è estremamente difficile che si possa essere colpiti da un software malevolo che sfrutta una delle due falle.

In ogni caso è buona pratica assicurarsi di eseguire al più presto tutti gli aggiornamenti dei propri sistemi operativi. Microsoft ha già rilasciato nelle scorse ore un codice per Windows 10 in grado di tappare parzialmente la falla. Quello per alcune versioni precedenti arriverà nei prossimi giorni. Altre 'pezze' sono previste per il prossimo futuro. Chi utilizza ancora versioni di Windows vecchie (Xp, Vista) deve assolutamente considerare l'idea di aggiornarsi.

Google ha annunciato cambiamenti per Android e Chrome OS, anche se non è chiaro quando saranno rilasciati. 

Non ci sono invece ancora dichiarazioni ufficiale da parte di Apple, anche se esperti assicurano che Cupertino abbia già affrontato il problema nell'aggiornamento di MacOS High Sierra 10.13.2 diffuso a dicembre. Si preannunciano inoltre ulteriori cambiamenti per la versione 10.13.3. Non è chiaro invece se nelle versioni più vecchie del sistema operativo verrano "tappate" le falle oppure no.

Gli sviluppatori di Linux hanno rilasciato una correzione del kernel con la versione 4.15.

Siccome gli attacchi possono essere portati anche da un codice JavaScript, eseguibile da una pagina web, è pure necessario aggiornare i propri browsers. Google ha già annunciato di voler risolvere il problema con la versione 64 di Chrome (in uscita questo mese), Mozilla tenterà di mitigare il problema in Firefox già dalla prossima versione (la 57) mentre le patch di Windows includono pure aggiornamenti per Edge e Internet Explorer.

Nel frattanto i principali fornitori di antivirus stanno correndo ai ripari dal momento che i cambiamenti nei sistemi operativi potrebbero renderli inefficaci.

'Meltdown' sarebbe solo per Intel, 'Spectre' per tutti

Nel dettaglio, gli esperti hanno scoperto due falle diverse. La prima, battezzata "Meltdown", interessa probabilmente solo Intel ed è stata individuata in modo indipendente da tre gruppi di ricercatori (il Politecnico austriaco di Graz, la società tedesca di sicurezza informatica Cerberus e il Project Zero di Google), mentre la seconda, "Spectre", coinvolge sia Intel che Arm e Amd, ha due varianti ed è stata svelata dal team di Google.

La seconda vulnerabilità è quella più difficile da sfruttare, ma anche la più complicata da correggere. Di conseguenza è probabile che non verrà completamente tappata per diverso tempo.

Intel in una nota ha intanto minimizzato i rischi per gli utenti: la vulnerabilità "non ha il potenziale di corrompere, modificare o eliminare dati". Fa però discutere il caso del suo Ceo, Brian Krzanich, che nel novembre scorso ha venduto azioni di Intel per 24 milioni di dollari. All’epoca era a conoscenza della falla, ma la società nega che ci siano correlazioni.

Alla Borsa di New York Intel lascia sul campo il 4,5% mentre Amd sale del 5% e Alphabet, la holding di Google, guadagna l’1%.

Lo 'spiegone' tecnico

Per garantire la sicurezza, l'architettura dei microprocessori si basa fondamentalmente sulla separazione della memora. In particolare gli spazi dove vengono registrate le informazioni del sistema operativo (kernel) sono resi inaccessibili agli utenti. Ciò nonostante, sfruttando un meccanismo presente nei moderni microprocessori, i malintenzionati possono leggere (senza diritto) spazi dedicati al kernel, avendo così accesso anche a password e dati personali.

Il cavallo di troia di "Meltdown" in questo caso si chiama 'Out-of-order execution', ovvero l'abilità delle Cpu prodotte negli ultimi decenni, di eseguire le istruzioni non nell'ordine in cui sono state inoltrate, ma secondo la disponibilità dei dati. In questo modo è possibile guadagnare tempo, evitando che il processore rimanga in attesa mentre i dati necessari per il completamento di un'istruzione vengono reperiti. Ciò dà però anche la possibilità di far eseguire un'istruzione per scaricare e salvare il contenuto di una cella di memoria teoricamente inaccessibile nel breve tempo che intercorre tra la richiesta di accesso ai dati e la risposta di accesso negato da parte della Cpu.

La soluzione più veloce a questo problema è quella di utilizzare il "Page Table Isolation", un metodo per rendere gli indirizzi di memoria assegnati al kernel "invisibili" e separati ai normali processi utente. In questo modo, tuttavia, il processore è costretto agli "straordinari" per passare in continuazione tra i due tipi di memoria, con una possibile diminuzione delle prestazioni complessive del sistema.

"Spectre" sfrutta invece  la cosiddetta "esecuzione speculativa", una funzionalità con cui i processori, per velocizzare le operazioni, cercano di intuire quale risultato di un'operazione in corso è più probabile. Il processore eseguire quindi le successive operazioni come se il risultato precedente fosse già noto. Qualora la speculazione risulti corretta, la Cpu avrebbe quindi guadagnato tempo, portandosi avanti col lavoro. In questo contesto è possibile ingannare il meccanismo predittivo della Cpu in modo da farle eseguire calcoli anticipati che non occorrerebbero durante l'esecuzione corretta di un programma, ma che nel frattempo permetterebbero di scaricare i contenuti segreti della memoria del processore.

L'ironia sta nel fatto che tanto più un software è stato progettato seguendo le linee guida di sicurezza dei produttori di Cpu, tanto più l'applicazione finale è soggetta a rischi. Ciò significa che il sistema operativo, ora come ora, non può più dare per scontato il fatto che la memoria a lui riservata è inaccessibile grazie al design del microprocessore. Deve quindi assumersi lui stesso l'onere di tenere al sicuro i dati. Ciò richiede tuttavia un quantitativo maggiore di operazioni e, quindi, più tempo.

4.1.2018, 16:172018-01-04 16:17:00
@laRegione

Tesla, consegne deludenti per Model 3

Deludono le consegne del Model 3 di Tesla nell'ultimo trimestre del 2017 e la società ha deciso di posticipare di tre mesi il piano di produrre 5.000 auto elettriche di questo...

Deludono le consegne del Model 3 di Tesla nell'ultimo trimestre del 2017 e la società ha deciso di posticipare di tre mesi il piano di produrre 5.000 auto elettriche di questo tipo a settimana, che slitta così a giugno.

Negli ultimi tre mesi dell'anno che si è appena chiuso Tesla, guidata dal sudafricano, Elon Musk, ha consegnato 29.870 veicoli complessivi di cui 1.550 unità del Model 3 contro previsioni di 2.900 consegne per questo modello, secondo un sondaggio Bloomberg. (Ansa)

3.1.2018, 16:182018-01-03 16:18:00
@laRegione

iPhone: Apple sostituirà le vecchie batterie  (anche in buon stato) a prezzo ridotto

Apple sostituirà a prezzo ridotto le batterie degli iPhone 6, e modelli superiori, anche se supereranno i test interni di...

Apple sostituirà a prezzo ridotto le batterie degli iPhone 6, e modelli superiori, anche se supereranno i test interni di funzionamento. Lo afferma la società della Mela morsicata al sito MacRumors fornendo un chiarimento sull’annuncio del programma per la sostituzione di batterie appena partito.

Investita dalla bufera scoppiata per il rallentamento degli iPhone più vecchi, Apple nei giorni scorsi si è scusata e ha annunciato che ridurrà il costo della sostituzione di una batteria fuori garanzia "per chiunque abbia un iPhone 6 o successivo la cui batteria debba essere sostituita". Questa opzione, valida da subito in tutto il mondo fino a dicembre 2018, secondo quanto confermato a MacRumors sarà disponibile anche per le batterie che superano i test diagnostici di Apple, dunque indipendentemente dal fatto se conservino o meno l’80% della loro capacità originale (soglia di riferimento di Apple per le batterie che necessitano riparazioni).

Le scuse e le misure seguono diverse azioni legali avviate contro Apple per il rallentamento degli iPhone e l’ondata di critiche piovuta sulla società, accusata dai suoi clienti di averli "traditi". Oltre al taglio dei prezzi delle batterie, la società californiana ha preannunciato anche un aggiornamento del sistema operativo (per inizio 2018) con il quale i clienti potranno controllare lo stato di salute delle batterie dei loro dispositivi. (Ats)

3.1.2018, 14:512018-01-03 14:51:47
laRegione Ticino

L'ossigeno non sarebbe stato essenziale all'origine ella vita sulla Terra

In genere lo si associa alla vita, ma la presenza di ossigeno sulla Terra non è stata cruciale per la sua evoluzione. Le prime forme di...

In genere lo si associa alla vita, ma la presenza di ossigeno sulla Terra non è stata cruciale per la sua evoluzione. Le prime forme di vita animale sarebbero infatti comparse centinaia di milioni di anni prima che gli oceani e l’atmosfera si arricchissero di ossigeno. Lo indicano nuove analisi geochimiche delle lave di antiche eruzioni sottomarine, pubblicate sulla rivista Nature, che potrebbero modificare il modo in cui cercare vita su altri mondi. Coordinati da Daniel Stolper, i ricercatori dell’Università della California a Berkeley, studiando l’ossidazione del ferro nelle rocce basaltiche di eruzioni sottomarine hanno notato che la transizione a un mondo con elevati livelli di ossigeno negli oceani è avvenuta tra 540 e 420 milioni di anni fa, molto tempo dopo la comparsa delle prime forme animali, datata tra 800 e 700 milioni di anni fa.

Lo studio indica che centinaia di milioni di anni fa l’ossigeno atmosferico è aumentato a livelli tali, circa il 10%-50% di quelli attuali, da ossidare le rocce dei fondali. "Se questo risultato verrà confermato, si tratta di uno stravolgimento delle nostre conoscenze sull’evoluzione della vita", ha spiegato all’Ansa John Brucato, astrobiologo dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale italiano di Astrofisica (Inaf). "Significa – ha aggiunto – che la vita è riuscita a evolversi da forme unicellulari a quelle pluricellulari, usando livelli di ossigeno inferiori a quelli attuali". Questo risultato potrebbe modificare la ricerca di vita su nuovi mondi. "L’abbondanza di ossigeno nell’atmosfera di altri pianeti potrebbe non essere più un’impronta digitale della presenza di vita evoluta – ha chiarito Brucato -. Questo implica che dovremo diventare più bravi e aumentare la sensibilità degli strumenti per evidenziare – ha concluso lo studioso Inaf – quantitativi di ossigeno migliaia di volte più bassi di quelli previsti finora".

2.1.2018, 17:202018-01-02 17:20:37
@laRegione

Da gennaio mi metto a dieta... funziona, se lo fa tutta la famiglia! 

Mangiare meglio, fare più esercizio fisico. Puntuali, con l’inizio del nuovo anno, arrivano i buoni propositi, che spesso attengono alla...

Mangiare meglio, fare più esercizio fisico. Puntuali, con l’inizio del nuovo anno, arrivano i buoni propositi, che spesso attengono alla salute e alla forma fisica. Perché queste risoluzioni diventino successi, la cosa principale è renderli un "affare di famiglia" qualcosa che vede coinvolti tutti, da condividere. Questo uno dei consigli di Amy Rosenfeld, dietista del Northern Westchester Hospital di Mount Kisco.

Secondo l’esperta il primo passo è mirare a mangiare più frutta e verdura fresca in una varietà di colori. Ciò può aiutare a ottenere tutte le vitamine e i minerali di cui si ha bisogno. "Si può creare un gioco per avere tutti i colori dell’arcobaleno ogni settimana – spiega Rosenfeld – ingaggiando in famiglia una sorta di competizione, per vedere chi arriva prima a completare l’arcobaleno".

Ci si controlla o stimola a vicenda 

 

Un altro consiglio è provare con regolarità nuove verdure, selezionandole e cucinandole insieme almeno una volta a settimana. Mangiare il più possibile in famiglia è poi un’ottima idea, così come controllare che la dispensa sia libera da cibi poco sani.

Ma bisogna anche mollare la poltrona... 

Al ristorante, invece, le opzioni di cottura da preferire sono alla griglia, al forno oppure arrosto, chiedendo eventuali piccole modifiche ai piatti come l’aggiunta di verdure. Infine, vi è la nota per alcuni "dolente" dell’attività fisica: non è necessario andare in palestra tutti insieme, basta anche partire da piccole cose, come una passeggiata in compagnia o una lezione di yoga.

30.12.2017, 11:312017-12-30 11:31:00
@laRegione

Mitsubishi L200

I pick-up, nati originariamente quali strumenti di lavoro duri e puri, si stanno trasforman­do sempre di più in veicoli utilizzabili quotidianamente nella vita di tutti i giorni. Tra questi anche il...

I pick-up, nati originariamente quali strumenti di lavoro duri e puri, si stanno trasforman­do sempre di più in veicoli utilizzabili quotidianamente nella vita di tutti i giorni. Tra questi anche il leggendario L200, ora giunto alla quinta generazione.

Si tratta di una naturale evoluzione che ha coinvolto tutti, nessuno escluso. Da rudi strumenti di lavoro i pick-up negli anni hanno acquisito fascino trasformandosi più o meno timidamente in veicoli che, pur non tradendo le proprie origini, possono essere impiegati senza troppe rinunce nella vita quotidiana. Vuol dire che una volta terminato il lavoro nei campi, nei boschi o in cantiere, il pick-up è in grado di portarti in vacanza, permetterti di sbrigare le commissioni del sabato mattina e in alcuni casi fare pure bella figura nel fine settimana.
Un’evoluzione alla quale non si è sottratto nemmeno il Mitsubishi L200, giunto alla quinta generazione, che nella versione più ricca e accessoriata non manca di mostrare qualche finitura estetica più ricercata, tra cui la calandra e le calotte degli specchietti retrovisori cromate nonché la protezione del sottoscocca e il predellino di colore grigio. Della stessa stoffa pure l’abitacolo, dove in combinazione con i sedili in pelle troviamo il sistema di infotainment ereditato dalla Outlander come pure finiture cromate o nero lucido applicate qua e là. Com’è giusto che sia per un veicolo da lavoro, i materiali di base utilizzati per realizzare l’abitacolo sono ovviamente di fattura economica e le plastiche piuttosto rigide, ma l’insieme offre un interessante colpo d’occhio e – ad analisi approfondita – non manca di stupire la cura dedicata ad alcune soluzioni costruttive, testimoniando quindi la volontà di assemblare un veicolo non solo concreto e funzionale, ma che sappia anche durare nel tempo. Ma com’è utilizzare un L200 nella vita di tutti giorni? Chi siede al posto di guida non fatica a trovare una posizione di guida a lui congeniale, mentre lo spazio per i passeggeri posteriori non è tra i più ampi. Grazie alla generosa coppia disponibile ci si sposta nel traffico di tutti i giorni con un filo di gas, senza avere mai l’impressione di essere sottomotorizzati. La silenziosità è più che accettabile per un veicolo di questa categoria, ed in particolare l’aerodinamica dimostra una certa cura con un coefficiente di resistenza all’aria che arriva a 0,40 (modello precedente: 0,46).
Si viaggia con una comodità sorprendente anche in autostrada, mentre sono solo gli asfalti più dissestati a metterla in difficoltà facendo penetrare nell’abitacolo quei tipici tremolii che affliggono i pick-up, quindi pure le sue concorrenti dirette. Quanto ai consumi, questi non sono certo ridotti ma comunque in li-nea con la media della categoria, richiedendo tra i 10 e gli 11 litri gasolio ogni 100 chilometri percorsi. A stupire è in ogni caso la piacevolezza con cui la si conduce nella vita di tutti i giorni, tanto da dare a volte l’impressione di non essere nemmeno a bordo di un pick-up. Preso atto delle dimensioni (5,2 metri di lunghezza) risulta relativamente maneggevole e la si posteggia senza troppi traumi.
Sebbene sia nata per i percorsi fuoristrada, è doveroso aprire una parentesi relativa al suo comportamento stradale. Prima di tutto perché le prestazioni del propulsore più potente non sono per nulla sottotono, secondo perché l’inedito cambio automatico a cinque rapporti è provvisto di selettori al volante, incrementando il piacere di guida nei percorsi guidati. Preso atto che ha un carico leggero e che richiede i suoi tempi, lo sterzo della L200 consente di impostare le traiettorie con una discreta precisione trasmettendo peraltro una bella sensazione di sicurezza, restando sempre composta. L’impianto frenante garantisce peraltro spazi d’arresto piuttosto brevi e l’elettronica è ben tarata nell’applicare eventuali correzioni. E poi, come anticipato, ci sono le capacità off-road. Oltre alla trazione posteriore è infatti possibile selezionare (anche in marcia fino a 100 km/h) la trazione integrale, con in aggiunta il blocco del differenziale nonché i rapporti ridotti. Così facendo l’L200 diventa davvero inarrestabile mostrando la sua vera natura, guadando pozze e torrenti profondi anche 60 centimetri.
Sono infine interessanti i costi di gestione: oltre al prezzo d’acquisto concorrenziale è bene sapere che si usufruisce di una garanzia di cinque anni, che la manutenzione va eseguita ogni 20’000 chi-lometri e che il cambio automatico, a differenza del passato, di manutenzione non ne avrà mai bisogno.

Scheda Tecnica

ModelloMitsubishi L200
Versione2.4 Diamond Double Cab A
Motore4 cilindri, turbodiesel, 2.4 litri
Potenza, coppia181 cv, 430 Nm
Trazione:posteriore e integrale (selezionabile manualmente)
Cambio:automatico a 5 rapporti
+ rapporti ridotti
Massa a vuoto2’027 kg
    0-100 km/h11,8 secondi
Velocità massima177 km/h
Consumo medio7,5 l/100 km (omologato)
Prezzo:42’999 Chf
La compri se…il pick-up non lo usi solo sul luogo di lavoro

 

30.12.2017, 08:092017-12-30 08:09:53
Susanna Petrone

Ci saranno tra un anno?

Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 a causa del numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile a un delfino...

Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 a causa del numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile a un delfino, sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California; del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. Se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la vaquita o il bracconaggio per il leopardo, questi animali potrebbero non vedere la fine del 2018. Ma ci sono altre (troppe) specie a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta.

Il WWF ha vari progetti per fermare questa corsa verso l’estinzione, portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. È già accaduto nel recente passato per alcune specie proprio per questo diventate simbolo della capacità distruttiva dell’uomo: il lupo della Tasmania, lo stambecco dei Pirenei, la tigre caucasica, il rinoceronte nero dell’Africa occidentale, il leopardo di Zanzibar, sono stati spazzati via dal bracconaggio, dal prelievo intensivo o dalla distruzione del loro habitat. Secondo il WWF, solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1’000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.

Ecco alcune specie a rischio: il rinoceronte di Sumatra, che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute ‘miracolose’ nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu, che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione. E ancora, il cavallo di Przewalski di cui vivono appena 200 esemplari in Mongolia, il Kouprey, un grosso bovide dell’Asia sud-orientale sopravvissuto con un drappello di 50 individui alla caccia spietata.

E infine: c’è anche una specie di corallo, la madrepora oculata, scelta come simbolo della distruzione dei fondali del Mediterraneo. Si tratta di una specie di profondità (250-800 metri) e la pesca a strascico e il cambiamento climatico sono i suoi nemici.

Unire sci e sostenibilità

Con l’arrivo dell’inverno arrivano anche le prime discese su sci e snowboard. Purtroppo, lo sci è anche tra gli sport con un forte impatto sul clima e sull’ambiente alpino. Questo non significa che non sia possibile praticarlo in modo sostenibile. Scopri con noi come fare.

La pratica dello sci incide negativamente sul clima, la natura e il paesaggio. Come limitarne l’impatto? Le stazioni sciistiche sono un grosso fardello per l’ecosistema alpino: occupano spazi molto vasti, distruggono il paesaggio e lasciano un’impronta disastrosa sul suolo e sulla flora. Inoltre, per la forte richiesta di strutture alberghiere e parcheggi, l’urbanizzazione avanza senza freni e i piccoli villaggi di montagna si trasformano in vere e proprie città alpine.

Iniziamo dal viaggio: andare in auto o in treno? Senza dubbi è meglio viaggiare in treno. Può essere anche più comodo: si può dormire durante il viaggio, si porta con sé solo l’essenziale e non si deve cercare (e pagare) parcheggio. Se invece il luogo sciistico può essere raggiunto solo in macchina, allora perché non provare con il carpooling. Si possono fare nuove conoscenze durante il viaggio, si usa una sola macchina e si riduce l’inquinamento acustico e atmosferico nell’ambiente alpino, senza contare i benefici per il clima.

E gli altri impatti legati allo sci? È più facile limitarne alcuni rispetto ad altri. Ma vediamo da vicino di cosa stiamo parlando: non lasciare rifiuti sulle piste è facile come fare la raccolta differenziata a casa. La questione dell’innevamento artificiale è invece più complicata. In effetti, sono le stazioni a decidere se usare i cannoni, veri divoratori di acqua ed energia. Quindi? La regola d’oro: favorire le stazioni sciistiche che non utilizzano la neve artificiale e comunque sarebbe meglio andare solo quando c’è neve. L’idea di lanciarsi fuori pista e il richiamo della neve fresca sono una “tentazione” a cui molti sciatori non riescono a sottrarsi. Ma bisogna essere consapevoli che questa pratica, oltre a essere pericolosa, mette a dura prova una fauna già stressata e una flora molto fragile. Perché dunque non scegliere di fare un’escursione guidata e programmata di scialpinismo? Quindi: non uscire dalle piste tracciate, sia per la tua sicurezza che per rispetto della natura. Infine, per quanto riguarda l’attrezzatura e l’abbigliamento, perché non acquistare di seconda mano? Se invece non si può evitare l’acquisto, allora puntate su marche che utilizzano materiali ecosostenibili. Qui trovi tutte le raccomandazioni per le tue attività invernali nel rispetto dalla fauna alpina: https://www.chi-rispetta-protegge.ch/.

29.12.2017, 17:342017-12-29 17:34:00
@laRegione

Un anno di lavoro nella #Fotosintesi Ti-Press

Sei fotografi all'opera, centomila chilometri percorsi e un totale di 13'000 immagini scattate. È questo, in cifre, il 2017 di Ti-Press, l'agenzia fotografica partner de...

Sei fotografi all'opera, centomila chilometri percorsi e un totale di 13'000 immagini scattate. È questo, in cifre, il 2017 di Ti-Press, l'agenzia fotografica partner de 'laRegione' da 17 anni. 

In un minuto e mezzo di filmato la #Fotosintesi dell'anno appena vissuto.

29.12.2017, 14:462017-12-29 14:46:20
@laRegione

Nuovo metodo di contraccezione per lui: gel antisperma per le spalle e le braccia

Sta per arrivare un gel che si promette di rimpiazzare il preservativo quale mezzo efficace di contraccezione, in alternativa...

Sta per arrivare un gel che si promette di rimpiazzare il preservativo quale mezzo efficace di contraccezione, in alternativa agli interventi di vasectomia. La nuova pomata è stata studiata per essere in grado di bloccare temporaneamente la produzione di sperma. Si applica sulla parte superiore delle braccia e sulle spalle ogni giorno. Il trial clinico – del National Institute of Child Health and Human Development Usa (Nichd) e parte del National Institutes of Health sponsorizzati da Population Council (organizzazione no profit) – inizierà il prossimo aprile, durerà circa quattro anni e coinvolgerà 400 coppie. Avrà luogo negli Usa, in Gran Bretagna, in Svezia, in Cile, in Kenia e anche in Italia.

Il nuovo gel che si prevede rilasci ormoni in modo più efficace di iniezioni o pillole, contiene due ormoni sintetici, testosterone e una forma di progestinico. Il progestinico impedisce ai testicoli di produrre abbastanza testosterone per livelli normali di sperma, mentre il testosterone sostitutivo è necessario per contrastare gli squilibri ormonali ma non farà produrre spermatozoi. "Non è un grande sforzo. Basta ricordare di usarlo ogni giorno", spiega alla Mit Technology Review Diana Blithe, direttrice del programma per lo sviluppo della contraccezione del Nichd.

Il gel può sopprimere i livelli di sperma per circa 72 ore e gli uomini dovranno usarlo per almeno quattro mesi mentre anche le loro partner utilizzeranno una qualche forma di contraccezione. Secondo Blithe, i ricercatori monitoreranno i livelli di spermatozoi, che devono scendere a meno di un milione per millilitro per prevenire efficacemente la gravidanza. Una volta che il numero sarà abbastanza basso, le coppie utilizzeranno unicamente il gel contraccettivo per un anno. Il prodotto si era già dimostrato efficace in un primo trial nel 2012, ma i gel erano due, da spalmare su parti diverse del corpo. (Ats)

29.12.2017, 11:152017-12-29 11:15:00
@laRegione

Seat Ibiza

Nuovo pianale, nuovi motori, nuove tecnologie: la quinta generazione della Ibiza ha tanta voglia di imporsi e di sorprendere grazie a contenuti moderni e di qualità. Abbiamo effettuato una prova su strada...

Nuovo pianale, nuovi motori, nuove tecnologie: la quinta generazione della Ibiza ha tanta voglia di imporsi e di sorprendere grazie a contenuti moderni e di qualità. Abbiamo effettuato una prova su strada approfondita per vedere di cosa è capace.

 

Il fatto che sia la prima vettura del segmento B del gruppo Volkswagen ad aver adottato il pianale MQB, con un paio di mesi d’anticipo sulla cugina Polo, è sicuramente un buon indicatore per comprendere quanta importanza le sia stata data. Questo nuovo pianale influenza infatti gran parte della vettura ed è la causa (o meglio: l’artefice) di alcuni dei suoi più grandi pregi. A cominciare dall’abitabilità. Nonostante la lunghezza sia pressoché invariata, il passo è cresciuto di 9,5 centimetri consentendo di ricavare maggiore spazio per gli occupanti posteriori nonché incrementare la capacità del bagagliaio di 63 litri, superando quindi la capienza media delle sue principali rivali. È stata inoltre allargata la carreggiata a tutto vantaggio della dinamica di marcia, mentre l’aumento della rigidità torsionale del 30% ha incrementato non poco il comfort.
Sulla quinta generazione della Ibiza si viaggia infatti un gran bene, con un’insonorizzazione curata anche a velocità autostradali. Affrontando le prime curve emerge subito la leggerezza della vettura tanto che la si dirige da una curva all’altra in punta di dita con uno sterzo di grande qualità, in particolare per la sua precisione. Precisione che viene preservata anche alle andature elevate, in cui la Ibiza resta controllata e ben controllabile, mostrando un comportamento maturo ed equilibrato, con interventi ben calibrati del controllo di stabilità e una dinamica di marcia che rende giustizia al temperamento latino, senza però sfociare in una spiccata sportività – a questo, più avanti, ci penserà sicuramente la CUPRA. Prestazioni briose sono in ogni caso assicurate dal piccolo tre cilindri (1 litro di cilindrata) che mediante turbocompressore eroga 115 cavalli, assicurando vivacità nella guida più allegra e nascondendo al tempo stesso il suo frazionamento ridotto con un’erogazione lineare e vibrazioni assai ridotte. Un propulsore da consigliare vivamente anche perché abbinato ad un cambio manuale a sei rapporti ben manovrabile e preciso negli innesti; i consumi si assestano entro i 6 litri ogni 100 chilometri percorsi. L’impianto frenante resiste inoltre bene all’affaticamento e assicura spazi d’arresto soddisfacenti, oltre ad essere ben modulabile e restituire quindi grande sicurezza al conducente.
Dicevamo che la vita a bordo è notevolmente migliorata grazie alla maggiore disponibilità di spazio ma anche grazie ad un abitacolo di nuova concezione. Caratterizzato da forme a sviluppo orizzontale molto semplici e moderne, ha un impatto pregevole e risulta ben confezionato e curato benché sia di fatto realizzato con materiali piuttosto semplici. Nonostante delle evidenti misure di risparmio (manca la maniglia sul padiglione per il passeggero o la protezione delle slitte dei sedili) la Ibiza è capace di infondere una grande sensazione di qualità, appagando con un buon livello di finitura. Anche l’infotainment con schermo da 8 pollici gioca la sua parte, risultando completo nelle funzioni tranne che nella navigazione, la quale va effettuata integrando il proprio smartphone tramite Apple CarPlay, Android Auto e MirrorLink. Nulla di grave, tutto sommato, anche perché la Ibiza sembra avere molto a cuore la clientela più tecnologica offrendo pure un vano per la ricarica wireless dello smartphone nonché un impianto audio con processore digitale (DSP), 7 altoparlanti e un amplificatore a 8 canali da 300 W. Molto completa la dotazione di sistemi di assistenza alla guida tra cui citiamo la frenata d’emergenza automatica, il regolatore di velocità adattivo e la guida assistita in caso di code.
Tante novità e un grande progresso che viene comunicato con una certa discrezione verso l’esterno. Influenzato sicuramente dalla scelta di proporla con la sola carrozzeria a cinque porte, le forme della Ibiza sono un po’ meno espressive rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta, pur essendo sempre immediatamente identificabile come Seat (specie nella sezione frontale) e avendo d’altro canto il pregio di essere sicuramente senza tempo e quindi capace di resistere bene all’invecchiamento.

Scheda Tecnica

Versione1.0 TSI Xcellence
Motore3 cilindri benzina (turbo), 1 litro
Potenza, coppia115 cv, 200 Nm
Trazioneanteriore
Cambiomanuale a 6 rapporti
Massa a vuoto1’140 kg
0-100 km/h9,3 secondi
Velocità massima195 km/h
    Consumo medio4,7 l/100 km (omologato)
Prezzo21’450 franchi
La compri se…… la Volkswagen Polo è troppo convenzionale